Il CMF designer, si occupa di colori, materiali, finiture. In occasione dei corsi internazionali di Horeca Workshop Architettura, Design & Marketing di Milano Business School porto la mia valigia con centinaia di materiali fisici da guardare, scegliere, fotografare. Il committente Horeca ha già valutato chi saranno gli avventori che vorrà intercettare e quali sono le loro caratteristiche e richieste; non serve che indichi i materiali da utilizzare ma deve saper dire quali sensazioni ed esperienze vorrebbe ricreare. Questa è una fase delicata di lavoro in team, ogni piccolo errore di valutazione condizionerà tutto il risultato finale.
Ogni scelta (di materiale) è un compromesso.
Oggi c’è una moltitudine di prodotti con caratteristiche più o meno interessanti ma esistono dei parametri oggettivi nella scelta. Ad esempio potrei valutare l’uso di marmi per gli interni, ma per quale funzione? Pavimenti? Tavoli? Rivestimenti? Ogni scelta comporta dei compromessi e con il cliente si valuta quali accettare e quali no. Esistono impiallacciature di marmo dello spessore di un paio di mm. Ottime come rivestimenti d’arredo o laddove è importante ridurre pesi e spessori. L’effetto è notevole ma il “suono” tradisce il materiale leggero di supporto. Quindi immagine lussuosa ma bassa percezione. Potrebbe andare bene per una catena di negozi o bar, non per una boutique del gusto.
Resine, ceramiche e non solo: pro e contro.
Le resine, ormai sul mercato da molti decenni, ho smesso di usarle per pavimenti una quindicina d’anni fa perché ottime in fase di ristrutturazione leggera (pochi spessori, no macerie, tempi relativamente brevi) ma si rovinano molto facilmente. Utili però in spazi poco frequentati. Le ceramiche danno maggiori risultati in termini di resistenza al calpestio, al fuoco, all’acqua, ma attenzione all’umidità dal basso, nel tempo se non posate a regola d’arte, può causarne il distaccamento. Le finiture a mano hanno tecniche di posa e materiali pressoché senza limitazioni ma serve un posatore affidabile. Esistono corsi che certificano il posatore perché poi non si torna indietro se non con carta bollata e pec.
di Massimo Duroni*
*Bio-architetto dagli anni ’80. Ha studiato con Bruno Munari. Progetta nel 1999 il primo bar cromodinamico in Italia, poi nel 2010 il primo locale immersivo in Europa, studia i condizionamenti della luce dei suoni dei colori e dei profumi sull'organismo, ha realizzato più di 100 workshop e conferenze sull'approccio laterale, sostenibilità, aspetto percettivo dei materiali, profumi, forme e colori per gli interni di negozi e Horeca a livello internazionale. Membro del Comitato Scientifico del Museo della Scienza e Tecnologia di Milano, docente universitario, ha collaborato con diversi ordini professionali.
L'articolo è tratto dall'originale pubblicato su Ristorazione Moderna Magazine 2/2026, disponibile qui: https://ristorazionemoderna.it/magazine/ristorazione-moderna-magazine-2-2026.html