Per fare un bilancio dell’estate 2026 bisognerà attendere i dati ufficiali del traffico turistico, ma è già chiaro che l'autunno della ristorazione è iniziato. Non tanto e non solo a livello temporale, ma in termini di business: nelle 8 settimane che precedono il Natale, infatti, è in gioco la tenuta del fuoricasa. Perché se il 25 dicembre e San Silvestro sono naturali momenti di celebrazioni, la stagione che li anticipa rischia di lasciare indietro chi non è riuscito a invertire la rotta presa dai consumi tra giugno e settembre.
L'estate amara della ristorazione.
Secondo i dati Confimprese, infatti, la ristorazione ha perso -3,2% a valore a luglio sullo stesso mese dell’anno precedente (peraltro in ripresa sul -4,2% di giugno). Un dato che si inserisce all'interno di un quadro negativo: -1,8% per il totale dei comparti analizzati (compreso abbigliamento-accessori e altro retail). Cosa succede? Di fatto, il consumatore italiano non smette di spendere, ma sceglie con maggiore attenzione cosa acquistare, quanto spendere e dove farlo. Detto diversamente: il consumatore diventa più selettivo che assente. Anche al ristorante.
Caffè e caffetteria, il paradigma del fuoricasa.
Un esempio? Il mondo del caffè analizzato all’interno di Ristorazione Moderna Magazine. Un settore che, per cause esogene e qualche attività di speculazione, deve fare i conti con l’aumento dei prezzi che si ribaltano su tutta la filiera. Fino alla tazzina. Eppure, parallelamente all’apprezzamento del prodotto, arriva anche quello del cliente. Più consapevole, alternativo, dinamico. E le sue scelte lo rispecchiano. Non solo al bar, ma anche in ufficio. Con lo smartworking strutturale, infatti, la pausa caffè è un momento sempre più centrale per la socialità e la condivisione sul lavoro che erode occasioni di consumo al fuoricasa tradizionale. Non solo il classico caffè, ma servizi con bar station, grani, miscele, tazze, ricettazioni (meglio se fredde per conquistare la Gen Z). Modello che unisce food retail, prodotto e OCS.
Nel food retail è l'ora delle esperienze di socialità.
Da questa evoluzione, arriva un’indicazione chiara per il food retail: serve ricreare occasioni di incontro tramite il food&beverage. Anche nel QSR. A provarci, per esempio, è Wingstop che da Milano ha iniziato la sua espansione guidata da Joe e Ethan Bastianich. Se al centro della proposta ci sono le chicken wing in 10 marinature, tutt’intorno il layout è pensato per la condivisione sia a tavola sia tramite happening, DJ set, presentazioni, ecc. Un modello Made in Usa, da cui è in arrivo Wendy’s.
L'editoriale è tratto da RMM 3/2026 disponibile a questo link: https://ristorazionemoderna.it/magazine/ristorazione-moderna-magazine-3-2026.html