Mancano poco meno di 60 giorni a Natale e il panettone comincia a fare capolino nelle scelte di acquisto e consumo degli italiani; ma che stagione sarà? A dare una risposta ci ha pensato l'Osservatorio Maestro Panettone d'Élite di Golosai secondo cui 6 produttori artigianali su 10 affermano che aumenteranno le produzioni (di circa un +20%) e che, nel 58% dei casi, si manterranno sugli stessi prezzi dello scorso anno (con aumenti previsti solo nell'ordine del +5%).
Più varietà, rincari contenuti: i trend del panettone 2026.
Il dolce simbolo delle fstività natalizie, quindi, inizia la sua marcia nei laboratori, dove il panettone è il re degli incassi delle feste: per quasi un’attività su quattro vale oltre il 60% del fatturato natalizio. La versione classica resta la più venduto per il 58% degli artigiani, seguito da quella al cioccolato, indicato dal 18,5%. Tendenze che seguono quelle del 2025 quando il 64,2% degli artigiani ha venduto tutti i panettoni prodotti e un altro 19,8% ne ha venduto oltre il 95%. Tradotto: l'84% dei produttori ha esaurito o quasi la produzione. D'altronde, "il panettone fatto bene deve poter restare sulla tavola degli italiani. La scelta di oltre la metà degli artigiani di mantenere i prezzi può essere letta anche come un modo per andare incontro a chi deve fare attenzione al bilancio familiare, senza rinunciare a un prodotto artigianale - ha commentato Massimiliano Dell’Aera, fondatore di Goloasi - È un segnale che riguarda il rapporto tra i produttori e i loro clienti".
Il panettone come oppurtinità di occupazione.
Oltre alle vendite e al consumo, però, il panettone è anche un'opportunità di lavoro. Per far fronte al picco di richiesta invernale, infati, sei attività su dieci hanno bisogno di ampliare la squadra. Per il 40,7% si tratta di una o due persone in più, mentre il 19,8% richiede rinforzi più consistenti, da tre a dieci persone. Un'occasione di occupazione stagionale che, però, si accompagna alla ricerca di competenze: trovare personale qualificato è la principale difficoltà per il 19,8% degli artigiani, alla pari con il costo delle materie prime. I costi energetici, invece, sono indicati come principale difficoltà dall’11,1% degli artigiani.