Il 12 agosto segna l'entrata in vigore del regolamento europeo sugli imballaggi e i rifuiti di imballaggio (PPWR) con effetti su alimentare e food retail. Le nuove norme contribuiscono ad affrontrare i problemi causati dalla produzione e gestione degli imballaggi con l'obiettivo di sostenere la transizione dell'Ue verso un'economia circolare competitiva e la neutralità climatica entro il 2050. Oltre che garantire nuovi standard di sicurezza per quegli imballaggi a contatto con cibo e bevande.
L'Europa introduce nuovi limiti ai Pfas nel packaging alimentare.
In particolare, le nuove normative si concentrato sulla limitazione, negli imballaggi alimentari, di sostanze perifluoroalchiliche e polifluoroalchiliche; comumenebte conosciute come Pfas. Si tratta di sostanze particolarmente resistenti, difficili da smaltire e inquinanti. Nonostante ciò, a causa delle loro proprietà, a parttire da un'elevata idrorepellenza e dalla capacità di respingere i grassi, sono anche molto diffuse nel packaging alimentare (pensiamo ai contenitori dei cibi d'asporto oppure nell bustine usa e getta delle salse). Il PPWR, approvato a febbraio 2025 e che sta pian piano entrando in vigore, non vieta l'utilizzo di tali sostanze, ma ne fissa il limite massimo di concentrazione e introduce dei criteri uguali per tutti i produttori dei Paesi membri dell'Ue, che ora potranno avvalersi di una particolare etichettatura per riconoscere le caratteristiche di determinati imballaggi (anche nel momento in cui vengano importate dall'estero). Di fatto, limitando l'uso dei Pfas negli imballaggi a contatto con gli alimenti, le nuove norme contribuiranno a proteggere la salute umana riducendo al contempo il rilascio di queste sostanze nocive nell'ambiente. Questi limiti non riguardano quindi direttamente gli esercenti e i ristoratori, ma influisce sulla loro catena di approvvigionamento.
L'effetto del PPWR su cialde e capsule di caffè.
Il PPWR influisce anche su cialde e capsule di caffè che, per la prima volta, vengono riconosciute come imballaggi tout court (anche quando contengono ancora residui di caffè al momento dello smaltimento). La nuova classificazione fornisce una base normativa a una pratica già diffusa in molti comuni italiani in tema di conferimento dei rifiuti. La novità più concreta per i consumatori riguarda però l’etichettatura ambientale: fino a oggi le indicazioni riportate sulle confezioni e sui singoli prodotti risultavano spesso differenti a seconda del produttore o delle disposizioni locali. Dal 12 agosto, gli standard saranno di livello europeo ma, va ricordato, le modalità di conferimento e raccolta di tale rifiuto continueranno a dipendere dall'organizzazone del servizio locale; detto diversamente, dai Comuni e/o dai gestori della raccolta differenziata. Alle aziende produttrici il compito di facilitare lo smaltimento attraverso la produzione di capsule e cialde il più possibile riciclabili o compostabili con materiali chiaramente identificati nell'etichetta.
Il percorso del PPWR: dal 2030 scattano i vincoli più stringenti.
Le norme in vigore dal 12 agosto rappresentano solo i primi passi del PPWR. Se l'Ue si prepara a dire addio agli imballaggi usa e getta, questo non avverrà nell'immediato. I vincoli più strintenti, per esempio, scatteranno dal 2030 quando entreranno in vigore i target di riduzione dei rifiuti di imballaggio rispetto alla soglia del 2018. A questi obiettivi si aggiungerà il requisito per gli imballaggi di essere "riciclabili" e le classi di prestazione di riciclabilità utili a definirli tali. Anche la vera e propria stretta sul packaging usa e getta (dalle bustine di ketchup e maionese a quelle di zucchero) scatterà dall'1 gennaio 2030 a livello europeo. Per quanto riguarda il nostro Paese, dal 12 agosto entrano in vigore le disposizioni previste dal decreto-legge imballaggi approvato durante il Consiglio dei ministri di martedì 4 agosto e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 agosto. Dovranno uniformarsi ai criteri di biodegradabilità e compostabilità innanzitutto gli imballaggi di plastica monouso usati per i prodotti ortofrutticoli freschi preconfezionati di peso inferiore a 1,5 kg. Lo stesso vale per gli imballaggi di plastica monouso di alimenti e bevande, riempiti e destinati al consumo nei locali del settore alberghiero, della ristorazione e del catering. Nel settore Horeca dovranno sottostare alle nuove norme anche gli imballaggi contenenti porzioni individuali di condimenti, incluse conserve, salse, panna da caffè e zucchero. Fanno però eccezione gli imballaggi forniti insieme ad alimenti pronti da asporto destinati al consumo immediato senza necessità di ulteriori preparazioni e quelli impiegati per garantire la sicurezza e l’igiene in strutture come ospedali, cliniche o residenze sanitarie assistenziali.