Per Confimprese-Jakala la ristorazione è l'unica merceologia a crescere a inizio 2026
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Confimprese-Jakala, gennaio 2026 "in stallo" ma ristorazione a +3,9%

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- Confimprese consumi ristorazione - Confimprese consumi gennaio 2026 - Confimprese-Jakala Osservatorio

Il 2026 si apre all'insegna di una fragile stabiilità secondo l'Osservatorio Confimprese-Jakala dedicato all'andamento dei consumi. A gennaio, infatti, si registra un +0,6% a valore rispetto allo stesso mese del 2025. Complice la coda delle festività natalizie, la ristorazione è la sola a mettere a segno un risultato positivo: +3,9% di consumi a valore in bar, ristoranti e locali. Inversione di tendenza o illusione congiunturale?

Per Confimprese consumi "in stallo" a inizio 2026.

Sicuramente, dai dati registrati dall'associazione di categoria, il cambio di segno rispetto alla chiusura dei 12 mesi 2025 a -1,4% (in linea con l’inflazione del +0,4% su base mensile) c'è stato. Una mano, soprattutto al settore più in difficoltà, quello di abbigliamento-accessori, è arrivata anche dai saldi che sono partiti bene al +6%, salvo poi ridurre la spinta propulsiva dettata dall’euforia del momento. Dalla fotografia riportata dall’Osservatorio permanente emerge che l’indicatore dei consumi è di fatto uno stallo e che le attuali condizioni geopolitiche di incertezza internazionale, con la nube di nuovi dazi all’orizzonte, segnalano una stabilizzazione ancora fragile. "Partenza dell’anno 2026 in linea con le aspettative - afferma Mario Maiocchi, direttore centro studi Confimprese - ovvero con una crescita a perimetro costante inferiore al punto percentuale dello 0,6%. Tuttavia, un buon avvio della ristorazione insieme alle significative attività olimpiche di febbraio fanno sperare in un inizio anno meno grigio. Occorre aspettare l’evolversi della situazione fino almeno ad aprile".

La ristorazione in positivo grazie al fast casual dining. 

Nei settori merceologici si segnala la flessione di abbigliamento-accessori a -0,3%, frutto di una situazione saldi che di fatto, a parte la fiammata iniziale, si è poi consumata in fretta. In campo negativo anche altro retail (casa-arredo, elettronica, telefonia, libri, cura persona, servizi), che con un -1,7% prolunga la scia negativa che ha caratterizzato il settore per quasi tutto il 2025. I consumatori privilegiano gli acquisti di beni di prima necessità e rimandano quelli superflui e voluttuari, con l’occhio sempre vigile al rapporto qualità-prezzo. Per quanto riguarda la ristorazione, il risultato è frutto di una normalizzazione complessa, in cui i consumatori privilegiano il consumo veloce, il food delivery. Tra i format che stanno guadagnando terreno c’è il fast casual dining, che fonde l’alta qualità del fine dining con la rapidità del fast food. Questo segmento risponde alla domanda di consumatori che vogliono cibo di buona qualità senza tempi lunghi di attesa e senza compromessi sul servizio.

I canali e la geografia dei consumi. 

Nei canali di vendita si registra la tenuta sia dei centri commerciali che chiudono a +1,3% sia dei negozi di prossimità a +1,7%. Questi ultimi consolidano una tendenza andata sempre più rafforzandosi nel post-Covid, che privilegia il negozio vicino a casa e riduce i tempi di percorrenza. Si prolunga, di contro, la debolezza delle high street e dei punti vendita situati nei centri storici delle città che chiudono a -2,4%. Nelle regioni Basilicata in testa a +4,3%, Calabria fanalino di coda a -3,9%. Nelle città di provincia Napoli a +5,9%, Trapani a -5,5%.