Dalla prima pasticceria di Roma nel 2018, Hiromi è diventata sinonimo di un network che si allarga alla ristorazione di qualità e al franchising. La scalata dell'insegna, infatti, è arrivata al al rooftop del 77 Hotel della Capitale dove ha recentemente aperto il format La Terrazza. Un traguardo raggiunto dopo che il brand ha chiuso il 2025 con un fatturato di 2,3 milioni di euro e ora rappresenta la base da cui conquistare nuovi mercati.
Alla base dell’attività c’è un ricordo d’infanzia della fondatrice Machiko Okazaki, giapponese trapiantata a Roma. "Nel mio Paese d’origine, già a 6 anni i bambini vengono mandati a scuola da soli - racconta Okazaki - Le prime settimane sono un misto di emozioni collettive che coinvolgono non solo i bambini ma anche la comunità. Tanto che le persone, spesso gli anziani, escono di casa e “scortano” i giovanissimi studenti nel loro percorso verso la scuola. Nel mio caso, una signora mi aspettava anche al ritorno e mi offriva sempre un dolce a m’ di merenda. Lei era la signora Hiromi, da cui prende il nome il brand". Il format, quindi, nasce dall’idea di raccontare il Giappone autentico in chiave dolce e salata. Dopo il primo locale a insegne Hiromi Cake in zona Prati, si sono aggiunti i format La Maison (2023) e La Terrazza (2026). Nel mezzo anche il tentativo di estendere la rete delle pasticcerie. L’operazione in franchising a Firenze ha funzionato (e presto verrà replicata in Puglia), mentre è stato chiuso il locale all’interno del Merlata Bloom di Milano; "al di là del progetto immobiliare in sé, forse ancora acerbo, abbiamo capito che questo non è il nostro canale di riferimento", precisa la founder.
Per quanto riguarda l’offerta dolce, sono due le macro-categorie di prodotto disponibili: wagashi e yougashi, rispettivamente i dolci tipicamente giapponesi e quelli di origine occidentale reinterpretati con ingredienti nipponici e una ricettazione che contiene meno zuccheri e grassi. Nel primo gruppo ci sono i classici mochi (piccole sfere a base di riso glutinoso, proposti in diverse farciture) e doroyaki (simili a dei pancake, realizzati con un impasto di farina e uova, farciti con sapori classici). Nel secondo gruppo, rientrano la cheesecake al matcha, la Cotton cheesecake o la Basque cheesecake. Referenze da consumare a colazione oppure a merenda (in abbinamento a un tè o a un matcha latte) o come dessert dopo la pausa pranzo o la cena o durante l’aperitivo (quando si può sorseggiare un cocktail che viene servito a partire da ricette di stampo giapponese stoccate in bag-in-box dedicate). "Da Hiromi Cake, infatti, la proposta è all day long grazie all’integrazione e le sinergie con i nostri format ristorativi che condividono lo stesso laboratorio da 500 mq allestito durante il Covid proprio in previsione di un’espansione e ibridazione del network", spiega Okazaki. A firmare la proposta salata, infatti, è lo stesso chef che cura il menu di Hiromi La Maison. "Si tratta di una proposta slow food incentrata sulla tradizione regionale del Kansai e, ovviamente, sul sushi. Al menu food si aggiunge poi un’offerta di sake molto varia, con 25 etichette in mescita e oltre 160 in lista. Il tutto da assaggiare e degustare all’interno di una location che è una vera e propria porta sul Giappone, con tanto di corner dove poter pranzare o cenare sul tatami, senza scarpe e magari vestiti con il kimono", afferma Okazaki. In totale, parliamo di uno scontrino medio che si aggira intorno ai 20-25 euro per Hiromi Cake e 60-70 euro per La Maison.
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Prezzi e proposte che raccontano dell’evoluzione della cucina etnica in Italia. "Siamo impegnati nella ristorazione da 15 anni. Oltre al brand Hiromi, gestiamo altri 3 locali più tradizionali: Okasan, Otosan e Song. Nel tempo abbiamo visto cambiare l’approccio della clientela. Dai trentenni interessati a sperimentare qualcosa di esotico o ritrovare quei sapori scoperti in viaggi siamo passati ai ragazzini che portano i nonni nei nostri locali. Il target quindi si è allargato contestualmente all’assimilazione della cucina etnica di stampo asiatico nella tradizione italiana. Sintetizzando potremmo dire che, per quanto legati alle proprie radici, gli italiani non disdegnano più mettere sullo stesso piano la lasagna e il ramen. E questo grazie anche all’evoluzione della ristorazione stessa, con una proposta media che si è molto alzata in termini di qualità e varietà. A questo poi va aggiunto il successo di prodotti culturali come musica e serie tv che stanno modificando l’immaginario culinario e accendendo il desiderio per nuove proposte; come la cucina coreana", conclude Okazaki.
L'articolo è tratto da RMM 2/2026 disponibile a questo link: https://ristorazionemoderna.it/magazine/ristorazione-moderna-magazine-2-2026.html