Niente più tabù: la frozen bakery è diventata una alleata del fuoricasa (soprattutto al bar) e i numeri diffusi da Vandemoortele lo confermano. I prodotti da forno surgelati, infatti, non sono più soltanto una soluzione operativa o logistica, ma uno strumento di gestione capace di supportare i punti vendita nella costruzione di un’offerta più flessibile, continuativa ed efficiente in linea con le nuove abitudini di consumo.
Andando più in profondità nei numeri diffusi dallo specialista foodservice emerge che tra i bar che propongono almeno una tipologia di brioche, cornetto o prodotto da colazione, il 61% utilizza prodotti surgelati. La quota sale al 76% per i croissant tradizionali, all'86% per quelli vegani e al 79% per pastefrolle e tortine (fonte: TradeLab). Un fenomeno che riflette una trasformazione più ampia del settore. La crescente diffusione di queste soluzioni non è infatti legata soltanto a esigenze di praticità, ma alla possibilità di rispondere in modo più efficace alle richieste del mercato. Dalle evidenze raccolte emerge come i prodotti bakery surgelati siano sempre più apprezzati perché consentono di garantire continuità di servizio, ridurre il rischio di restare senza prodotto nei momenti di picco e gestire con maggiore precisione le quantità attraverso una produzione più aderente alla domanda effettiva. “In un mercato in cui i consumi si distribuiscono in modo sempre più frammentato durante la giornata, il tema non è soltanto intercettare la domanda, ma riuscire a gestirla. Gli operatori hanno bisogno di strumenti che consentano di programmare meglio l'offerta, gestire la proposta con maggiore coerenza e ridurre il rischio di invenduto. Il frozen bakery va letto in questa prospettiva: una leva che aiuta il punto vendita a lavorare con maggiore flessibilità, continuità e controllo”, ha commentato Tatiana Conetti, marketing director di Vandemoortele Italia.
Insomma, oggi non basta più avere un'offerta di qualità. La vera sfida è riuscire a renderla disponibile nel momento giusto, nelle quantità corrette e limitando gli sprechi. D'altronde, le tendenze parlano chiaro: a fronte di una stabilità superficiale dei consumi ci son dinamiche molto differenziate tra le diverse occasioni di consumo. Crescono la pausa mattina (+4,4%), il pranzo (+5%), la pausa pomeriggio (+2,7%) e la cena (+2,4%), mentre arretrano colazione (-4,4%), aperitivo e dopocena. Si tratta di una frammentazione che impatta direttamente sull'organizzazione dei locali. Per gli operatori diventa infatti sempre più importante riuscire a presidiare le fasce orarie a maggiore affluenza senza sovradimensionare l'offerta nei momenti di minore domanda. Una necessità che riguarda in particolare il canale bar, che continua a rappresentare il principale luogo di consumo del fuoricasa italiano, con 366 milioni di visite e il 57% delle occasioni complessive rilevate (fonte: TradeLab, maggio 2026). Ecco allora che cambia anche il rapporto tra fornitori e operatori. I gestori dichiarano di essere sempre più interessati a servizi di supporto che vadano oltre il semplice prodotto: dalla possibilità di testare nuove referenze alla consulenza per ottimizzare gli acquisti, fino alla formazione e al supporto nell'innovazione dell'offerta. Un segnale che evidenzia la crescente richiesta di partner capaci di accompagnare il mercato nell'evoluzione dei consumi e nella gestione quotidiana del punto vendita.