Il quotidiano online del food retail
Aggiornato a

Il costo di una tazzina di caffè al bar in Italia è mediamente 1,29 euro
Il costo di una tazzina di caffè al bar in Italia è mediamente 1,29 euro
Information
Fornitori e Servizi

Caffè fuoricasa tra riti che si rinnovano, miscele e servizio

Information
- Caffè torrefazioni Italia - Caffè costo espresso bar - Caffè filiera Horeca

Il costo della tazzina sale, ma la qualità del caffè rimane la bussola con cui i torrefattori si orientano tra nuovo consumi e richieste foodservice. Si costruiscono così offerte pià ampie e diversificate, si attivano filiere più trasparenti e si utilizzano packaging più funzionali (sia per esigenze di conservazione che di marketing). Perché, ormai, il caffè, anche del Belpaese, è sempre meno un prodotto e sempre più un’esperienza. 

A che punto è il mondo del caffè fuoricasa: il nodo prezzo.   

Dopo un’estate caldissima, in cui le versioni fredde e miscelate l’hanno fatta da padrona, alla classica tazzina dell’espresso si sono affiancate nuove ricettazioni, occasioni d’acquisto e un’attenzione sempre più verticale
sulla qualità; sia del servizio, sia della filiera. Anche perché se il prezzo cresce, le esigenze e le aspettative del cliente e del professionista vanno di pari passo. In 5 anni, secondo una ricerca diffusa da Centro di formazione e ricerca sui consumi (Crc), il costo del caffè al bar è aumentato mediamente del +25% con un prezzo a tazzina che in media è di 1,29 euro a livello nazionale, ben 25 centesimi in più rispetto al 2021. Se Bolzano si conferma come la città col prezzo più alto, pari a 1,51 euro a tazzina, seguita da Pescara con 1,49 euro e con ben 11 province che hanno raggiunto o superato la soglia di 1,40 euro a caffè (Ferrara, Belluno, Ravenna, Trieste, Parma, Trento, Padova, Treviso e Udine), sul versante opposto sono Messina (1,06 euro) e Catanzaro (1,08 euro) le destinazioni più economiche. Si tratta di quotazioni che “pagano” più l’aumento dei costi di gestione piuttosto che quelli della materia prima all’origine (come invece era successo nell’autunno 2025) e spingono l’apprezzamento della bevanda verso nuovi standard. Anche di formato. E questo richiede uno sforzo anche ai torrefattori.

Moak, il gusto sostenibile della tradizione.

Dopo un 2025 chiuso con un fatturato in crescita dell’8%, sospinto soprattutto dall’inflazione, Moak sta adeguando il suo 2026 alle tendenze di un mercato spaccato in due: da un lato il cliente professionale che chiede qualità e servizio; dall’altro chi valuta prioritariamente il prezzo per salvare il margine. La proposta in grani (che si avvantaggia di una filiera di approvvigionamento diretta dall’Africa all’Asia, al Sud America) diventa quindi una scelta di campo, che si tratti di bar a gestione famigliare oppure grandi gruppi del food retail. "Al netto dei vari gusti regionali, che copriamo grazie a una proposta Horeca composta da 10 miscelazioni tradizionali, con altrettanti profili e curve di tostatura diverse, oggi raccogliamo i frutti di una maggiore sensibilità verso la produzione e la sostenibilità della filiera, come dimostra il successo dei nostri grani bio e Fair Trade - racconta Alessandro Spadola, ceo di Moak Caffè - Questo si traduce anche in un’evoluzione del palato del consumatore finale: anche un’Arabica di prima qualità ora trova il suo pubblico. A patto che, una volta consegnato al punto di somministrazione, su cui arriviamo in diretta, il caffè venga conservato e trattato correttamente. Per questo, sia per le realtà organizzate che per gli indipendenti prevediamo dei corsi di formazione ad hoc".

Operazione che Moak facilita grazie all’offerta di formati più ridotti (da mezzo chilo piuttosto che da chilo) per determinate referenze a minor rotazione e a maggior valore aggiunto. In questa scia si inseriscono anche la proposta specialty e le miscele per estrazioni alternative: "Ad oggi si contano 4-5 modalità di bere il caffè non espresso. Questo prevede, da un lato, che ci sia un operatore formato e appassionato e, dall’altro, un prodotto funzionale. Tuttavia, parliamo ancora di nicchie di mercato che si affiancano a prodotti miscelati a base latto o aromi e alla richiesta del caffè americano - rivela Spadola - Il limite rimane quello gastro-culturale. Per
gli italiani il caffè alla mattina, a colazione o una pausa prima del pranzo, rimane un culto e come tale ha i suoi crismi, soprattutto a livello di corpo e texture che non corrispondono ai profili dell’estrazione a freddo o di alcuni monorigine". 

Prosegui per Toraldo -->

       
    Il sito EdizioniDMh50

Logo Ristorazione Moderna


ristorazionemoderna.it - Copyright © 2026 - Editore: Edra Edizioni Srl - Viale Enrico Forlanini, 21 - 20134 Milano (MI) | P. IVA 14392510963
Testata del network Edizioni DM Srl -Tutti i diritti riservati

Advertisement Advertisement