La ristorazione sta cambiando e, all'insegna della sostenibilità, l'acqua microfiltrata si fa largo sulle tavole: ma cosa ne pensano i clienti? A chiederselo è stata Ferrarelle insieme a Ipsos Doxa che ha analizzato come le modalità di offerta dell'acqua incidano sull'esperienza cliente e sull'immagine dei locali. Il risultato? L'acqua è un touchpoint essenziale per l'esperienza del consumatore e quella minerale riscuote ancora la preferenza maggiore rispetto alle soluzioni microfiltrate su cui ancora persistono dubbi e perplessità.
Soprattutto fuoricasa, quindi, dalla ricerca emerge come la possibilità di scelta fra acqua minerale e acqua microfiltrata sia fondamentale per il consumatore (elemento segnalato dal 72% del campione) e anche per il ristoratore, visto che la presenza o meno di questa opzione impatta sulla percezione del servizio e dell'immagine del locale (con un italiano su due che di fronte a tale proposta trova spesso un motivo per non tornare nel locale, mentre per il 46% è la mancanza di alternative a fare la differenza fra una seconda uscita o meno). D'altronde, l'abitudine consolidata a casa (dove 8 consumatori su 10 bevono acqua minerale) si ripropone anche al bar o al ristorante dove solo il 24% dei clienti sceglie volentieri l'acqua microfiltrata. Intorno a questa referenza, insomma, c'è ancora dello scetticismo: il 71% dei clienti pensa che un ristoratore adotti l'acqua microfiltrata solo per ridurre i costi di gestione più che per una scelta di gusto e servizio; tanto che il 61% dei clienti controlla lo scontrino per verificare che non venga addebitata mentre il 74% vorrebbe non venisse inclusa nel conto o almeno facesse parte del coperto. C'è poi la questione relativa alla sicurezza sanitaria: il 64% degli italiani vede dei rischi da questo punto di vista in particolare dovuti alla pulizia delle caraffe o bottiglie utilizzate per il servizio (48%), qualità del sistema di filtrazione (47%) e scarsa igiene dell'intero sistema di somministrazione (42%).
Tra ricerca di sostenibilità e appeal sul consumatore, come venirne a capo dunque? Lo studio mette in fila alcune indicazioni utili: