Dopo il caso Fooddinho (e quindi Glovo), anche Deliveroo finisce sotto la lente della giustizia milanese con la procura che ne dispone il controllo giudiziario. Le indagini coordinate dal pm Paolo Storari hanno portato all'esecuzione di un provvedimento d'urgenza nei congronti di Deliveroo Italia Srl (20.000 ciclofattorini in Italia di cui circa 3.000 a Milano). Al centro del caso, lo "stato di bisogno" dei lavoratori che consegnano per la piattaforma, ossia il livello di compensi sotto la soglia dei minimi della contrattazione collettiva.
Sembra quasi un dejà-vu di quanto successo poche settimane fa. Stavolta tocca al player azzurro del food delivery. La procura di Milano, infatti, ha ritenuto "urgente interrompere una situazione di vero e proprio sfruttamento ai danni di un numero rilevate di lavoratori che percepiscono retribuzioni sicuramente non proporzionate né alla qualità né alla quantità del lavoro", si legge nel dispositivo. Si parla di cifre inferiori ai 4 euro l'ora. Un trattamento ulteriormente appesantito dalla gestione della forza lavoro (ufficialmente inquadrata come partita Iva autonoma in regime fiscale forfettario) attraverso un algoritmo che "geolocalizza costantemente i prestatori d'opera, misura la disponibilità e la performance del lavoratore e collega questi indici alla retribuzione", fa sapere la procura. Una fattispece che prefigura il lavoro subordinato in cui è la piattaforma a "governare l'allocazione del lavoro e a incidere sulla continuità delle occasioni di guadagno". A sostegno dell'indagine, una quarantina di testimonianze da parte dei rider che denunciano un reddito sotto la soglia di povertà (situazione che tocca l'80% del campione).
Ma cos'è il controllo giudiziario? Si tratta di una misura meno grave dell'amministrazione controllata e prevede l'affiancamento del management da parte di un amministratore nominato ad hoc per interrompere una situazione di illegalità e correggerla. L'obiettivo, quindi, è quello di sanare l'eventuale situazione di caporalato. La decisione di imporre questa misura era toccata a Foodinho (la controllata di Glovo in Italia) e aveva fatto ipotizzare un'azione più ampia nel mondo del food delivery da parte della procura volta a evitare lo sfruttamento dello stato di necessità dei fattorini. Una cosa simile, per esempio, era già capitata in passato a Uber (sempre grazie al pm Storari) nel 2020, accelerando di fatto l'uscita dell'app di consegne a domicilio dal mercato italiano avvenuta a giugno 2023. In sua difesa, Deliveroo "sta esaminando la documentazione ricevuta dalle autorità e sta collaborando alle indagini".
Nel frattempo, i controlli dei carabinieri del Nucleo Tutela Lavoro si sono allargati anche ai clienti di Deliveroo tra i quali le catene food retail McDonald's, Burger King, Poke House, KFC. Lo scopo è "vagliare i modelli organizzativi e verificare se siano idonei a impedire il reato di caporalato" contestato a Deliveroo e Glovo, di cui le società si avvalgono per effettuare le consegne di prodotti. Questo perché modelli non adeguati potrebbero configurare un'agevolazione colposa del caporalato delle piattaforme. Una mossa che ricalca quella dello scorso dicembre, quando il pm Storari nelle indagini sul caporalato negli opifici gestiti da cinesi aveva chiesto a 13 grandi gruppi della moda di "consegnare" tutta la documentazione, in particolare quella sui sistemi di controllo sulla catena di appalti e subappalti nella produzione.
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