Al giro di boa del 2026 e in attesa di Host 2027 (22-26 ottobre), gli organizzatori della fiera mettono in fila i trend gastronomici del consumo fuoricasa. Tra cucine aperte, format ibridi e nuovi ritmi di consumo l'esperienza al ristorante (ma anche in pizzeria, caffetteria, gelateria, ecc) è in piena trasformazione grazie ad attori capaci di integrare innovazione di offerta e prodotto all'autenticità dei sapori della cucina italiana.
Ma quali sono i fenomeni che stanno ridisegnando il fuoricasa? L'Osservatorio della fiera Host ha identificato alcune tendenze strutturali. Si parte dagli spazi: la cucina professionale non è più un’area nascosta, ma è sempre più spesso il cuore visibile del locale. Nei progetti più recenti, la sala ruota intorno alla cucina aperta, con un layout che coniuga trasparenza, teatralità e funzionalità. Il confine tra produzione e consumo si assottiglia, e la visibilità del processo diventa parte integrante dell'esperienza offerta all'ospite. Layout che sono anche flessibili e riconfigurabili. I locali si progettano oggi come sistemi modulari capaci di cambiare assetto tra pranzo, aperitivo, cena, evento privato e ritiro delivery, con arredi e aree interno/esterno trattati come un unico sistema adattivo: più che una scelta estetica, una risposta strutturale alla moltiplicazione delle occasioni di consumo. Il consumo, infatti, sempre più si polverizza in micro-occasioni frequenti. La giornata non ruota più solo intorno a pranzo e cena. Snack evoluti, mini-porzioni, piatti da condividere e brunch nei giorni feriali stanno ridisegnando i menu e le fasce orarie, ampliando le finestre di opportunità e richiedendo attrezzature più versatili e cicli produttivi più rapidi, spesso riunendo funzioni diverse come ristorazione, bakery, caffè e food retail. In tema di sapori, fermentazioni, note umami e ritorno alle cotture a fuoco stanno emergendo come linguaggio condiviso nella ristorazione contemporanea, portando complessità aromatica trovano un pubblico crescente, dalla ristorazione gastronomica ai format di qualità accessibile.
A supportare questi trend c'è l'evoluzione del comparto della ristorazione professionale (da quasi 80 miliardi di valore a livello globale) e formato da cucine, forni, piani cottura, apparecchi di cottura e attrezzature (tra gli oltre mille espositori già confermati a Host). Con un tasso di crescita medio del +10,3% l’anno, la categoria più dinamica è rappresentata dai piccoli apparecchi elettromeccanici: un segnale della sempre maggiore automazione degli aspetti più operativi. In valore assoluto, invece, le prime due merceologie sono pentole e tegami (26,9 miliardi di euro, Cagr +3,8%) e cucine, piani cottura e forni elettrici (23 miliardi, Cagr +5,2%) che, insieme, rappresentano i due terzi della produzione mondiale. In questo quadro, l’Italia occupa una posizione di rilievo: la produzione nazionale del segmento si attesta intorno ai 3,1 miliardi di euro nel 2025, con una crescita del +17% rispetto al 2019 (Cagr +3,3%), mentre la domanda interna raggiunge 2,4 miliardi di euro, con una dinamica ancora più vivace, pari al +6,8% medio annuo nel periodo 2019-2025. Le esportazioni italiane del comparto sfiorano i 2,1 miliardi di euro (+1,3% rispetto al 2024), con cucine, piani cottura e forni elettrici (732 milioni) e pentole e tegami (651 milioni) come voci principali.
La crescita e la trasformazione del settore, infine, non è solo trainata dall’innovazione, ma anche dall'evoluzione della domanda che premia (soprattutto all'estero) la cucina italiana. Secondo il Rapporto Ristorazione 2026 di Fipe-Confcommercio rilanciato dall'Osservatorio di Host, nonostante un contesto di pressione su redditi e costi, nel 2025 in Italia i consumi alimentari fuoricasa hanno raggiunto la soglia simbolica, mai raggiunta prima, dei 100 miliardi di euro, anche se con una crescita contenuta (+0,5% rispetto al 2024). Un risultato ottenuto grazie a un ecosistema forte di 324.436 imprese attive che danno lavoro a oltre 1,3 milioni di addetti, generando 59,3 miliardi di euro di valore aggiunto. A questi dati nazionali si aggiungono i risultati della prima mappatura sistematica della ristorazione italiana all’estero, realizzata da Sociometrica per Fipe con il report The Italian Table Abroad. La ricerca ha censito 1.486 ristoranti italiani in dieci città europee (da Parigi a Berlino, da Londra ad Amsterdam) analizzando oltre 115.000 voci di menu. Con un punteggio medio di 8,95/10, trasversale a tutte le città e a tutte le fasce di prezzo, il gradimento risulta molto elevato, a fronte del prezzo medio del piatto principale a 30,30 euro: un posizionamento affordable premium che unisce accessibilità e percezione di alta qualità, grazie anche a ben l’85,9% di voci di menu uniche, un dato senza paragoni nell’intero panorama gastronomico europeo. I format vincenti sono quelli anche più autentici: la pizzeria è il più diffuso con 345 locali e il miglior "Indice di Valore": chi entra in una pizzeria italiana in Europa paga meno della media ricevendo qualità superiore. La Margherita è il piatto più presente (657 occorrenze), mentre tra i piatti di pasta spicca la Carbonara (449), il Tiramisù è il dessert più condiviso (541) e l’Aperol Spritz è il rituale sociale italiano più esportato, presente in tutte e dieci le città (383 occorrenze). A livello globale, invece, sono quasi 90.000 i ristoranti italiani che operano come vere e proprie “ambasciate culturali”, proiettando nel mondo identità, stile di vita e sapere artigianale del nostro Paese.