In vista di Vinitaly (12-15 aprile, Verona), le aziende del vino vanno alla ricerca di nuove soluzioni per (ri)conquistare il mercato dei consumi. Le sfide, d'altronde, non mancano: dalla riduzione delle bottiglie stappate nel fuoricasa alla battuta d'arresto dell'export (a causa delle crisi geopolitiche in corso e la spada di Damocle dei dazi) i canali distributivi mostrano diverse criticità; ma anche nuove opportunità. A partire dalla crescita della ristorazione organizzata.
Il vino, infatti, non manca. Anzi, forse ce n'è fors fin troppo (di invenduto). In parte perché se ne beve sempre meno (con un trend al ribasso che perdura dagli anni ’70 passando in 50 anni da un picco di 16,6 litri pro-capite agli attuali 4,8 litri) e in parte perché all’estero se ne esporta in quantità inferiore (-3,7% a valore per un totale di 7,78 miliardi di euro). Che fare? Questo il grande interrogativo che anticipa la kermesse veronese e che impensierisce i produttori alle prese con cambiamenti epocali, sfide commerciali e nuove frontiere (low e no alcol) che ancora faticano a trovare il loro giusto contesto. Servono alternative. Sia in termini di occasioni di consumo, visto che anche l’aperitivo sembra perdere smalto, sia dal punto di vista dei canali di vendita. A partire dal fuoricasa, dove la ristorazione commerciale e il fine dining organizzati rappresenta un’opzione sempre più attenzionata da cantine e distributori. Ma qual è la strategia da seguire? Lo abbiamo chiesto ai produttori.
Dopo un 2025 chiuso sostanzialmente in linea con l’anno precedente a quota 462 milioni di euro di fatturato (solo tre in meno del 2024), Argea è pronta a rilanciare con investimenti su no e low alcol (con tre milioni dedicati alla realizzazione di un impianto di dealcoliazione) per continuare a consolidare la propria posizione. "Anche il 2026 sarà un anno in salita - conferma Giacomo Tarquini, group marketing director del gruppo vitivinicolo da 165 milioni di bottiglie - ma pensiamo di avere ancora diverse leve da attivare per raggiungere una stabilità che, di questi tempi, tra mille incertezze a livello commerciale e geopolitico, rappresenta una vittoria". Banco di prova sarà la kermesse veronese del vino: "Presenteremo uno sviluppo ancora più innovativo della nostra proposta analcolica e una gamma di prodotti ready-to-drink che si affianca al nostro core business al fine di intercettare i bisogni del consumatore più giovane - rivela Tarquini - Parallelamente, non dimentichiamo le nostre eccellenze. Con l’etichetta Cuvage puntiamo, da un lato, sulla riserva di Alta Langa Metodo Classico e, dall’altro, su una proposta più gastronomica, da consumo al calice, ideale per pub evoluti, macellerie con cucina, salumerie da aperitivo".

E sul segmento no alcol? "Continuiamo il lavoro avviato in tempi non sospetti con la gamma Antologia composta da 8 etichette, tutte derivazioni di prodotti standard e di alta qualit"», afferma il manager. Sebbene la quota di queste referenze sul fatturato sia ancora bassa, intorno ai 3 milioni di euro grazie alla produzione di circa 400mila bottiglie, il trend sembra segnato. "Dal nostro punto di vista, più che una categoria di prodotto sostitutiva, quella del vino no alcol è il giusto connubio per chi beve la versione alcolica. Anche come alternativa all’interno della stessa occasione di consumo. D’altronde, a livello europeo è chiaro che siano proprio le persone abituate a bere, magari over 60, a spingere per questo tipo di referenza. Il nostro obiettivo è riuscire a sdoganare il no alcol nel vino un po’ come è successo nella birra e come sta accadendo nella mixology, senza per questo tradire le caratteristiche, la tradizione e la territorialità del nostro listino", aggiunge Tarquini. Insomma, l’importante è diversificare. Anche dal punto di vista distributivo dove, grazie alle partnership con il gruppo Hierbas, il circuito Virgin e i locali Just Cavalli, Argea ha di fatto già messo più di un piede nel food retail at large. "In questi contesti sono molto richieste sia le bottiglie magnum sia le mezze bottiglie. In entrambi i casi, la questione dello stoccaggio sul punto vendita e la funzionalità in termini di servizio la fanno da padrona", conclude Tarquini.