L'estate non è ancora finita e birra, gelato e snack diventano driver di nuovi flussi turistici a caccia di gusto ed esperienza; tra fuoricasa e retail. In attesa dei dati ufficiali relativi ad agosto, con proiezioni che parlano di una stagione da record per l'Italia (che secondo i dati Unioncamere dovrebbe toccare le 171 milioni di presenze), il food&beverage si conferma una delle motivazioni principali del viaggio.
Iniziamo dalla birra che, il 23 agosto, ha celebrato la cultura brassicola tricolore con Luppoleti Aperti 2026. In questa occasione, Consorzio Birra Italiana e Coldiretti hanno diffuso un'analisi basata su dati Ixè che ha ribadito alcuni cardini della produzione artigianale: una filiera che conta 1.163 attività produttive distribuite sul territorio nazionale e circa 93.000 occupati, dal campo alla tavola. Nell'ultimo anno, i consumi di birra hanno superato i 36 litri pro capite, per un totale di circa 2,1 miliardi di litri, mentre il giro d’affari complessivo delle produzioni ha raggiunto i 9 miliardi di euro. Un giro d'affati in cui rientra anche il turismo tra passeggiate e picnic all’ombra dei luppoli in fiore, visitatori che possono assistere alla raccolta dei coni e cimentarsi nel taglio delle liane, partecipare ad attività esperienziali e laboratori per famiglie e concludere la giornata con degustazioni guidate di birre artigianali agricole prodotte direttamente in loco. Di fatto, si tratta della conferma di come la birra sia diventata una referenza sempre più ricercato, con una crescente attenzione non solo verso il consumo ma anche sulle realtà produttive di qualità, le varietà originali e le specialità legate al territorio.
Un approccio molto simile a quello che sta caratterizzando anche il mondo del gelato e porta in primo piano il segmento delle agrigelaterie, ossia realtà che utilizzano direttamente la produzione agricola del territorio per realizzare prodotti a chilometro zero. Insomma, la campagna entra direttamente nel cono utilizzando materi prime che derivano direttamente dalla stalla o dai campi accordiando così la filiera. Un modello che crea nuove opportunità di reddito per le aziende agricole e risponde alla ricerca di esperienze fuoricasa autentiche da parte di consumatori e viaggiatori. Come riporta Coldiretti, accanto al gelato al latte di capra, asina e pecora trovano spazio gusti realizzati con ciliegie, pesche, albicocche, uva e piccoli frutti coltivati direttamente in azienda. Non mancano proposte particolari, come quelle a base di patata dolce frigolina pugliese, insieme a interpretazioni che valorizzano produzioni tipiche come mandorle, fichi, agrumi e miele. Un modo per portare nel gelato la biodiversità agricola e i sapori della stagione. Tra le nuove frontiere, poi, va segnalato l'incontro tra gelato artigianale e olio extravergine di oliva. Dall'agrigelateria alla gelateria artigianale, infine, il passo è breve. Aumentano, infatti, le realtà di somministrazione che guardano sempre più alla campagna e acquistano direttamente dagli agricoltori frutta, latte e altre produzioni per realizzare gusti stagionali e a chilometro zero.
Infine, anche lo snacking e, in generale, il retail alimentare diventa un fattore dell'esperienza turistica nell'accezione dello snackpacking. Una definizione che si riferisce all'abitudine, diffusa tra Millennial e Gen Z, di trasformare supermercati, mercati, botteghe di quartiere, forni artigianali e street food in vere e proprie destinazioni turistiche al posto di ristoranti gourmet e fine dining. A confermarlo è il Global travel trends report di American Express secondo cui se l’89% dei Millennials e dei viaggiatori della Gen Z considera l’assaggio dei prodotti del territorio una parte essenziale del viaggio, il 69% degli intervistati elegge chioschi e street food come uno dei luoghi privilegiati per vivere la gastronomia locale. Il 53% guarda invece alla micro-panificazione locale, mentre il 50% dedica tempo all’esplorazione degli alimentari di quartiere. Attività spinta dai social (oltre il 75% dei giovani cerca prodotti alimentari specifici perché diventati virali online) e da alcune app dedicate (da Too Good To Go a Street Food App passando per TasteAtlas e OpenStreetMap) che, in Italia, trova il suo Bengodi. Non solo per il consumo in loco o da asporto ma anche come fonte di souvenir, rilanciando così un segmento dell'alimentare che si dimostra sempre più resiliente al calo dei consumi.