Il 2026 è l'anno dell'espansione della rete retail nazionale secondo i dati raccolti da Confimprese; a partire dalla ristorazione con 1.718 aperture attese. Nonostante l'imprevidibilità del contesto geopolitico ed economico internazionale, il commercio organizzato punta non solo su nuove aperture tout court ma anche su refitting e riqualificazione dei locali esistenti. Rispetto al 2025, quindi, ci si attende una crescita del +5,9% sulle aperture, per un totale di 5.963 nuovi esercizi pronti al taglio nastro contro i 5.580 dei 12 mesi precedenti.
Sintetizzando, seguendo un atteggiamento di maggiore prudenza e selettività, le imprese del commercio sono impegnate in una ricomposizione strategica dei propri network con un orizzonte che va da qui ai 3-5 anni. "Le aziende stanno investendo in modo mirato - ha chiarito Mario Resca, presidente Confimprese - privilegiando location ad alto potenziale, format più efficienti e una maggiore integrazione tra fisico e digitale. In una fase di incertezza, gli investimenti non si fermano, ma diventano più selettivi e orientati al medio-lungo periodo. I consumi, per loro natura, risentono delle dinamiche di breve termine; le strategie delle imprese, invece, guardano a orizzonti più ampi, puntando su innovazione, prossimità e qualità dell’esperienza. Le nuove aperture riflettono quindi un retail che cambia pelle: negozi più vicini ai territori, più connessi ai canali digitali e sempre più centrati sui bisogni di un consumatore in trasformazione. È in questa capacità di adattamento che il settore dimostra la propria resilienza. La sfida, oggi, è coniugare prudenza e visione: gestire l’incertezza del presente senza rinunciare a costruire le basi della crescita futura".
Andando più nel dettaglio dell'analisi Confimprese, detto delle aperture nella ristorazione, la parte del leone la fa la categoria altro retail con 2.892 nuovi punti vendita. Soffre, invece, il comparto abbigliamento-accessori con 1.353 aperture. Dall’analisi semestrale sulle stime di aperture di nuovi punti vendita in Italia, condotta sulla base associativa, emerge comunque che la quasi totalità delle aziende (97%) prevede nuove aperture seppure cresca al 60% la percentuale delle aziende che dichiara di subire l’impatto della debolezza dei consumi sui propri piani di sviluppo (il 50% nel 2025). A tal riguardo, risulta interessante osservare il rapporto tra aperture dirette e franchising, con le seconde che si sviluppano a un ritmo tre volte più veloce delle prime. In generale, la ricadura occupazionale di queste operazioni dovrebbe portare all'assunzione di 35mila persone (di fatto 10mila unità in meno rispetto al regime ottimale). Guardando alle imprese protagoniste, fra gli associati Confimprese più attivi nel settore della ristorazione troviamo:
- Burger King - apre il maggior numero di punti vendita, 30 con una ricaduta occupazionale di 300 nuovi addetti;
- Penta Group (La Yougurteria) - con 20 punti vendita e 105 nuovi assunti;
- BeFed Franchising - 9 locali e 88 assunti;
- Caffè Botega Cacao - 4 locali e 26 persone.
Accanto alle nuove aperture, emerge un altro segnale importante: le chiusure previste restano limitate. Certo, si passa dall'80% delle aziende dell'abbigliamento-accessori al 25% delle imprese di ristorazione che prevedono di abbassare la serranda di alcuni negozi, ma in generale si opta per il refitting, ossia l'ammodernamento o rinnovamento del locale (una soluzione adottata da 4 aziende su 5), oppure sulla riqualificazione del locale esistente (64% dei retailer). Queste due strategie vedono un aumento da parte dei retailer rispetto al 2025 (razionalizzazione strutture). Anche in questo caso, abbigliamento-accessori spicca rispetto agli altri settori per refitting al 100% e relocation (73%). In generale, sempre più imprese scelgono infatti di investire nel rinnovamento degli spazi di vendita, puntando su format più moderni, esperienziali e sostenibili. La fotografia che emerge dalle stime per il 2026 racconta quindi un settore dinamico, che continua a evolvere e ad adattarsi ai cambiamenti dei consumi, con investimenti sia nell’espansione delle reti commerciali sia nella trasformazione dei punti vendita già presenti sul territorio. Tra i comparti più dinamici spicca la ristorazione, che continua a trainare lo sviluppo del retail grazie alla domanda crescente di esperienze food e di nuovi concept di consumo. Accanto ai brand consolidati, si moltiplicano format innovativi e proposte ibride che uniscono ristorazione, intrattenimento e socialità.
Per quanto riguarda i canali di vendita, le scelte dei retailer variano per settore. Il canale preferito rimane il centro commerciale per il 75% delle aziende, seguono i negozi di prossimità e provincia (38%), infine i retail park (28%). Nell’analisi dei singoli settori, abbigliamento-accessori esprime una forte preferenza per centri commerciali e retail park, altro retail mostra uno sviluppo distribuito sui diversi canali, mentre il 57% della ristorazione opta per i centri commerciali, seguiti dal 43% che apre nei retail park e dal 43% nelle aree periferiche nelle città metropolitane. Nei canali dove avvengono le maggiori chiusure, emergono trend diversi a seconda del settore. In linea generale, il centro commerciale rimane in cima alle preferenze di chiusure dei retailer per il 56%, segnale di importante dinamicità del canale. Al secondo posto, vi è la preferenza di chiudere nelle high street e le vie dello shopping, canale che ha registrato le peggiori performance di fatturato nel 2025. Per abbigliamento-accessori le aziende chiuderanno principalmente nei centri commerciali e nei negozi di prossimità e provincia. Il settore della ristorazione chiuderà principalmente nei retail park e nelle aree periferiche delle metropoli, in controtendenza rispetto al mercato.