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Per il Governo, tempo fino a fine 2026 per il riordino della questione dehors a livello nazionale
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Dehors, via libera anche dalla Camera: proroga fino a giugno 2027

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- Dehors proroga giugno 2027 - Dehors regolamento comunale - Dehors normativa

Dopo la prima approvazione del Ddl Semplificazioni al Senato, arriva anche l'ok della Camera: la proroga dei dehors è ufficiale fino al 30 giugno 2027. Un passaggio quasi scontato ma che rassicura bar, ristoranti e pubblici esercizi trasformando in legge lo spostamento in avanti dei termini per i titoli di occupazione di suolo pubblico ottenuti durante il periodo Covid. Una boccata d'ossigeno per gli imprenditori che avevano investito all'epoca della pandemia su queste strutture e un ulteriore rinvio rispetto a una decisione sulla loro sistemazione che prima o poi andrà presa. 

Cosa prevede la proroga sui dehors. 

Come già scritto su RM qualche mese fa, il regime speciale varato nel 2021 che prevedeva la posa temporanea su vie, piazze e spazi aperti di strutture leggere e amovibili come dehors, elementi di arredo urbano attrezzature, pedane, tavolini, sedute e ombrelloni senza il subordino alle autorizzazioni fino ad allora vigenti (leggi: Sovrintendenza) e oltre il limite temporale di 180 giorni prosegue. Una decisione che ormai è diventata prassi causa il susseguirsi di proroghe da parte dei vari esecutivi che si sono succeduti (peraltro utilizzando strumenti diversi: dalla Legge di Bilancio al Milleproroghe passando per la legge sulla concorrenza). Arrivati ai giorni nostri, però, una novità c'è: ora il Governo è delegato ad adottare una riforma strutturale entro lo stesso termine della proroga con la delega che va esercitata però entro il 31 dicembre 2026.  

La bozza sul regolamento nazionale relativo ai dehors. 

In tal senso, sempre su RM, avevamo raccontato come il Governo fosse pronto a un giro di vite. Di fatto, la bozza circolata a margine di un Consiglio dei Ministri di settembre, prevedeva  il mantenimento del via libera paesaggistico alle Sovraintendenze qualora si fosse trattato di collocare dehors in aree pubbliche vicine a monumenti e immobili di interesse (entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto, il ministero dei Beni culturali avrebbe dovuto predisporre gli elenchi dei luoghi soggetti a tutela speciale). Come riportano alcune letture"in tutte le altre ipotesi" - anche qualora ci si trovi nei centri storici - la gestione tornerebbe interamente nelle mani del Comune, che procederà attraverso l’iter ordinario di concessione di occupazione del suolo pubblico, accompagnato dal pagamento del relativo canone. Per quanto riguarda bar, pizzerie, ristoranti, ecc. da verificare la possibilità di mantenere alcune procedure agevolate. 

I comuni si muovono: il caso di Firenze e Roma. 

Fra una proroga e l'altra e in attesa del regolamento finale del Governo, a muoversi sono i comuni a loro volta sollecitati da una non sempre facile convivenza fra movida e residenti. L'ultima città, in ordine di tempo, a muoversi su questo fronte è stata Firenze. Il 27 novembre, infatti, Comune e Sovrintendenza hanno siglato un protocollo d'intesa sui dehors: dal 2026 in 50 strade del centro storico scatterà il divieto assoluto di dehors all’esterno degli esercizi commerciali. Nelle 72 strade dell’area Unesco, invece, viene indicato quale delle cinque tipologie di dehors (dalla meno alla più invasiva) sarà possibile allestire. Un regolamento molto simile a quello introdotto a Roma per cui c'era tempo fino al 31 dicembre 2025 per presentare domanda e adeguarsi alle disposizioni. Un limite che, anche in questo caso, è stato spostato in avanti di tre mesi al 31 marzo 2026. 

Fiepet e Confimprese: i dehors asset strategici per la ristorazione. 

Ad apprezzare queste proroghe c'è la Fiepet. "Il cambiamento delle modalità di consumo, con 3 italiani su 4 che valutano positivamente l’aumento delle superfici di somministrazione all’aperto, ha contribuito alla crescita dell’occupazione e allo sviluppo del settore - ha dichiarato Giancarlo Banchieri, presidente Fiepet - L’aumento delle superfici per i dehors ha infatti creato nuove opportunità di lavoro per imprese e dipendenti, ed è importante che questi risultati non vadano dispersi. Bene anche la norma che consente ai pubblici esercizi titolari di occupazioni emergenziali di presentare l’istanza di adeguamento entro un congruo termine dall’approvazione del decreto legislativo, nonché, nel caso di eventuale diniego della concessione, di poter contare su un adeguato lasso temporale per il ripristino dei luoghi". Di avviso simile anche Confimprese: "L’approvazione dell’emendamento - ha sottolineato il presidente Mario Resca - è un passo importante per sostenere le aziende della ristorazione, in considerazione del fatto che i dehors, a fronte delle nuove abitudini della clientela post-Covid, sono fondamentali per garantire una redditività adeguata ai punti di ristoro, specialmente in un momento di mercato sicuramente non favorevole. Nei primi 10 mesi di quest’anno il centro studi Confimprese registra un calo di fatturato nella ristorazione del -0,8% e rileva una sofferenza maggiore nel canale cittadino e centri città, dove la flessione a valore e del -2,2%"

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