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Secondo le stime di Confimprese, per recuperare margine i ristoranti aumenteranno del +1,1% i listini nel 2025
Secondo le stime di Confimprese, per recuperare margine i ristoranti aumenteranno del +1,1% i listini nel 2025
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Confimprese, consumi alimentari fuoricasa 2025: meno budget e uscite

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- Confimprese consumi 2025 - Confimprese previsioni consumi - Confimprese-Jakala osservatorio

Dopo la sostanziale stagnazione di fine 2024, continua anche nel 2025 la "calma piatta" nel mercato dei consumi monitorato dall'Osservatorio Confimprese-Jakala. La crescita dei volumi è stimata con un perfetto +0%. In calo anche quella a valore con una media ponderata del +1,7% a fronte di un tasso d’inflazione del +1,5% (dati Banca d’Italia), dunque pari al +0,2%. A impattare è stata la brusca frenata degli ultimi tre mesi in cui anche la ristorazione ha sofferto e per cui le aspettative sono di un +0,4% nell'anno in corso rispetto al 2024.

 

Scenario macroeconomico non favorevole, preoccupano le ricadute dei dazi. 

Prima di scendere nei dettagli del report semestrale dell'associazione di categoria, realizzato in collaborazione con Jakala e Global Strategy, va tratteggiato il contesto. Nel suo insieme, infatti, il ciclo economico dell’Italia non si discosta dall’evoluzione media delle economie europee, in cui le contrazioni di Germania e Francia hanno pesato sulle performance dell'Eurozona. Inoltre, se i dazi annunciati dagli Stati Uniti dovessero concretizzarsi, avranno senza dubbio un impatto negativo sul settore industriale e sui prezzi a carico dei consumatori e destabilizzeranno il sistema internazionale. In sintesi, ci dobbiamo aspettare un altro anno complesso per le aziende di retail, con particolare attenzione alla ristorazione impattata dell’incremento del costo delle materie prime alimentari e dall'aumento del costo del lavoro; fenomeno questo generalizzato a tutti i settori di attività. Per le aziende sarà fondamentale realizzare accorte politiche di convenienza per ritenere i propri clienti e attirarne di nuovi, il tutto abbinato ad attente politiche di contenimento dei costi e miglioramento della produttività. 

Come reagiscono le aziende retail? Listini più alti del +1,1% nella ristorazione. 

A fronte di uno scenario che non promette crescite rilevanti per il 2025, è necessario, quindi, un cambio di strategia per attirare il consumatore finale in punto vendita. Tra le prime voci rientra il ritocco dei listini, che le aziende dichiarano di volere mantenere stabili con una media ponderata del +1,2%; praticamente in linea con l’attuale tasso di inflazione. Non sorprende che il 79% delle aziende non preveda di aumentare la frequenza della spinta promozionale in un momento in cui poco meno della metà dei consumatori, pari al 40,9%, dichiara di rivolgersi alle insegne a basso prezzo. È vero che le iniziative di maggior successo sono promozioni, Black friday e saldi, ma non sono tuttavia sufficienti a risollevare l’andamento dei consumi e a incrementare i fatturati. Il settore su cui avverranno i rialzi maggiori pari al +1,8% è altro retail. Medie più contenute per la ristorazione +1,1%, mentre l’abbigliamento, che ha chiuso il 2024 con una modesta crescita del +1%, si prevede un listino ritoccato al ribasso a -0,1%.

Centri commerciali e vie dello shopping tengono grazie all'aumento delle visite. 

Quanto ai canali di vendita, i centri commerciali hanno chiuso il 2024 con gli stessi andamenti del totale mercato consumi. Il sentiment è che anche per il 2025 l’interesse dei consumatori verso il canale possa continuare a mantenersi inalterato. Rispetto al 2023, nell’ultimo trimestre 2024 si è registrato un aumento del +2,2% delle visite nei centri commerciali in tutto il territorio nazionale rispetto allo stesso periodo 2023, con un incremento significativo dei centri commerciali di categoria A. Anche per le vie commerciali, nell’ultimo trimestre 2024 sono aumentate del +2,3% le visite in tutto il territorio nazionale. "La ripresa seppur lieve del traffico nei diversi ambienti d’acquisto, sia centri commerciali che centri storici - ha chiarito Raffaele Cerchiaro, managing director Jakala - rappresenta un segnale di positività su cui far leva in un contesto ancora governato da grande incertezza e da crescita non legata ai volumi ma solo all’effetto prezzo. Per le aziende diventa cruciale da un lato convertire tale traffico in acquisti attraverso investimenti in branding e comunicazione verso il consumatore finale e dall’altro di aumentare la fidelizzazione della clientela con modelli di servizio che puntino all’eccellenza. In tale contesto il ruolo del personale di vendita, preparazione, hard skills e capacità soft nella cerimonia di vendita, diverrà sempre più importante nel sostenere vantaggio competitivo".

Consumi fuoricasa: meno uscite e riduzione del budget a disposizione.

Spostando l'attenzione dalle categorie e dai canali di vendita ai consumatori, con i dati Innovation Team-Cerved elaborati per Confimprese, il sentiment degli italiani risulta generalmente negativo per il 2025 dei consumi con l'81,2% che non vede prospettive rosee (il livello più alto degli ultimi 24 mesi). Pesa, innanzitutto, l’impatto dei fenomeni di attualità, a partire dalla ripresa dell’inflazione (effetto segnalato dal 43% degli italiani contro il 36,7% della rilevazione di ottobre 2024). Continuano le preoccupazioni per il contesto geopolitico internazionale (per il 36,9% del campione), per i fenomeni climatici (35,2%) e, in minor misura, per la situazione politica nazionale (29,8%). Questo genera una spiccata propensione al risparmio che colpisce, in primo luogo, uno dei settori che finora aveva tenuto maggiormente, traindando il recupero post-pandemico: la ristorazione. Quasi la metà degli italiani ridurrà i consumi alimentari fuoricasa seguendo un trend in diminuzione in atto da qualche mese. Detto diversamente: si torna a consumare più al supermercato (come dichiarato dal 18,8% del campione), e quindi a casa, piuttosto che in bar, ristoranti e locali. Detto cià, è giusto fare dei distinguo visto che bar-caffetterie, delivery e ristoranti di prossimità dimostrano, anche in prospettiva, una maggiore resilienza mentre aperitivi, cene, colazioni e pranzi di lavoro sono i momenti in cui gli italiani decideranno di ridurre il budget a disposizione

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