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Joe Bastianich alla presentazione di House of Flavour, il temporary store di debutto di Wingstop in Italia
Joe Bastianich alla presentazione di House of Flavour, il temporary store di debutto di Wingstop in Italia
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Joe Bastianich: "Con Wingstop portiamo in Italia una food community"

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Se la tv ci ha permesso di dare un volto e una voce a un nome, è il food retail ci ha fatto conoscere Joe Bastianich come imprenditore della ristorazione. Dopo aver portato All’Antico Vinaio negli Usa, ora compie il viaggio inverso e porta in Italia un colosso del fast food come Wingstop. Una mossa che anticipa una nuova ondata di brand internazionali interessati al mercato tricolore dove il segmento QSR "è ancora poco capillare" ma il pubblico è pronto per un’esperienza più ampia del consumo fuoricasa in cui il cibo è solo il baricentro di un’offerta che si fa comunità, polo di aggregazione e condivisione. Soprattutto per la Gen Z. Target che affollava e animava gli spazi di via Vigevano dove RM lo ha incontrato per il taglio nastro della House of Flavours.

L'intervista a Joe Batianich (Wingstop). 

Con Wingstop avete portato in Italia una nuova insegna sul pollo. Ce n’era bisogno?

Sì è vero, facciamo alette di pollo in diverse ricettazioni e con sapori tutti da scoprire e non siamo sicuramente i primi a puntare su questa merceologia. Ma Wingstop è qualcosa di più: Wingstop è sinonimo di una ristorazione che rompe tutti i parametri finora conosciuti e finora non era presente in Italia così come non era presente a Londra, dove il brand ha da poco fatto il suo debutto. L’obiettivo è rivoluzionare il modo in cui si pensa al consumo fuoricasa. Il prodotto è solo il centro di un’esperienza che si ispira alla cultura americana dove la community delle persone incontra musica, arte, design. Elementi che incontrano le aspettative e le richieste del target Gen Z; e non solo.

A livello gastronomico, le alette di pollo stanno entrando sempre di più nelle scelte degli italiani. Trend passeggero o “nuova” categoria merceologica?

A livello internazionale sono un must. In Italia, effettivamente, è un taglio ancora poco sfruttato e ancora poco considerato come main dish. Noi cerchiamo di elevare la proposta proponendo un twist di gusto diverso grazie a 10 ricette dal sapore iconico e dal richiamo globale.

Come vi siete organizzati per la fornitura delle materie prime?

A livello logistico la supply chain è gestita da Havi e ci appoggiamo alla organizzazione internazionale di Wingstop per l’approvvigionamento della materia prima. Parliamo di una materia prima che arriva già porzionata sul punto vendita e viene cotta al momento dell’ordine insieme alle nostre salse. L’importante è mantenere un livello di costanza di gusto che, come per altre catene, permetta al cliente di riconoscere la proposta sia qui in Italia sia nei punti vendita all’estero.

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Si parte da Milano. E poi?

L’obiettivo è aprire 50 ristoranti in Italia nei prossimi 7 anni. A livello di canali, il format si adatta a diverse location siano esse in contesti urbani, all’interno dei centri commerciali oppure travel. Su questo, comunque, ci riserviamo ulteriori considerazioni. Intanto partiamo con il flagship, poi la dark kitchen dedicata solo al delivery. D’altronde le referenze che trattiamo si prestano bene alla consegna a domicilio.

Come valuta l’attuale contesto del mercato immobiliare commerciale?

Milano è una pizza difficile. Parliamo, come per altre città, di contesti di pregio, con valore storico, dove anche l’installazione di una canna fumaria può risultare complicata e costosa. Inoltre, visto l’hype a livello internazionale della città negli ultimi anni, a cui si aggiunge il recente appeal determinato dalle Olimpiadi invernali, anche i prezzi sono aumentati. La domanda, soprattutto in zone prime come via Dante, Moscova, Duomo è molto elevata e questo aumenta la competizione per le location migliori. Insomma, il mondo si sta facendo sempre più piccolo e le stesse dinamiche che vediamo dall’altra parte dell’Atlantico le ritroviamo, fatte le debite proporzioni, anche qui. Di sicuro, anche per una questione culturale, negli Usa c’è una maggiore evoluzione del settore shopping center e, di conseguenza, nel rapporto tra landlord e tenant. Ma alla fine gli interlocutori non sono così diversi, dal fondo di investimento allo sviluppatore immobiliare passando per il singolo proprietario.

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Che spazio c’è, dunque, per le insegne QSR?

A livello immobiliare questa modalità di servizio può garantire una certa riduzione dei capex e quindi un maggior ritorno sull’investimento. Per quanto riguarda la tipologia di esperienza, penso che ci sia molto spazio in Italia per il QSR, ancora poco capillare. Come ha dimostrato l’avventura dell’Antico Vinaio, però, il pubblico del Belpaese è pronto per ricevere una proposta più rapida, disintermediata ma comunque rispettosa della materia prima e con uno standard di qualità molto elevato. In generale sono convinto che Wingstop sia solo il primo di una lunga serie di brand internazionali che arriveranno qui nei prossimi anni portando con sé una proposta a tutto tondo, che a partire dal cibo riesca a dare qualcosa in più al cliente. Soprattutto ai più giovani, nati e cresciuti in un panorama gastronomico dominato dalla cucina italiana, dalle sue ricette e tradizioni, e ora pronto a sperimentare qualcosa di nuovo, in una dimensione più sociale, di condivisione.

Eppure proprio pochi mesi fa la cucina italiana è riuscita a ottenere il riconoscimento come patrimonio Unesco. Non si rischia una sorta di parricidio?

Direi di no. Rispetto alla cucina francese, che si fonda su delle tecniche codificate, quella italiana fa riferimento a un patrimonio di conoscenze condivise, a una sensibilità che lega le generazioni e si può ritrovare tanto al Nord quanto al Sud, in centro città o in provincia, nei frigoriferi di casa e nelle cucine dei ristoranti stellati. La forza vera della cucina italiana sta quindi nelle sue potenziali e innumerevoli declinazioni di una base comune. In questo senso, quindi, c’è spazio tanto per il fine dining quanto per lo street food. E questa è anche una questione di democrazia.

In che senso?

Non va mai dimenticato, soprattutto di questi tempi, che anche l’accessibilità di una proposta gastronomica ha il suo peso. Da Wingstop, per esempio, si può mangiare con uno scontrino di 15 euro godendosi un DJ set in un ambiente pulito, con le persone giuste, in totale relax e sicuri di gustare un prodotto buono. Caratteristica basilare di ogni attività ristorativa, che non può essere appannaggio solo di chi può permettersi certe spese.

di Nicola Grolla

L'intervista è tratta da RMM 1/2026 disponibile a questo link: https://ristorazionemoderna.it/magazine/ristorazione-moderna-magazine-1-2026.html

       
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